Sponsor che fanno discutere: da Aramco al tabacco a … Pornhub

Pubblicato da luca florio il

Tiene banco ormai da mesi la trattativa tra VR46 e Aramco. Portato in pompa magna l’arrivo del principe saudita, la vicenda è stata costellata di dubbi, mancate conferme dall’Arabia e silenzi dal paddock. Secondo le ultime indiscrezioni a Misano l’accordo si farà. Ad ogni modo l’arrivo della compagnia saudita è uno di quei sponsor che fa discutere. L’Arabia Saudita non spicca esattamente per il rispetto dei diritti umani, ma senza soldi il motociclismo non si fa e si chiude un occhio. Un po’ come fatto per Mandalika, il circuito indonesiano sulla cui costruzione indaga l’ONU per violazione dei diritti umani. La MotoGP sembra quindi andare in controtendenza rispetto alla Formula 1, i cui piloti sono sempre in prima linea su temi caldi. L’ultima gara nell’Ungheria di Orban ne è l’emblema.

Tuttavia, di sponsor che fanno discutere ne è ricca la storia. Chiunque abbia avuto la fortuna di assistere alle gare a cavallo del nuovo millennio si sente ancora a suo agio in una tabaccheria! Gran parte delle griglie di Formula 1 e MotoGP era infatti sponsorizzata da aziende di tabacco. Come la Marlboro sulle italiane Ferrari e Ducati, l’indimenticabile livrea West della McLaren (in foto sotto) e la Yamaha Gauloises di Valentino Rossi. Le normative anti tabacco hanno praticamente sradicato quello che era un “monopolio degli sponsor“, che ad oggi sembra essere passato alle bevande energetiche. Quando la multinazionale Phillip Morris lanciò il brand Mission Winnow, presente dal 2018 sulla Ferrari e dall’anno successivo sulla Ducati, riscoppiò la polemica. Lo sponsor, di per sé non associato al tabacco, a molti è sembrato un mero tentativo di aggirare le regole. Le partnership, anche se meno evidenti, sono ancora attive.

Apparentemente singolare invece il tentativo di un’altra società nota in tutto il mondo. La MV Agusta del team Tsingtao nel 2018 si presentò con il marchio Pornhub sulle carene. La notizia ebbe una rapida diffusione, ma l’organizzatore del British Supersport rifiutò la livrea per “violazione del codice etico” e sulla varesina il logo del sito pornografico scomparve.

Luca Florio